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Col passaggio dell'Atletico Madrid in finale di Champions, in questi giorni si è acceso un agguerrito dibattito tra i "puristi", amanti del calcio offensivo e del possesso palla e i "pragmatici", che mettono il risultato finale davanti a tutto, anche a costo di difendere in undici.
Facendo riferimento a due illustri sportivi, c'è chi come l'ex ct Trapattoni ha affermato di emozionarsi quando osserva le partite dell'Atletico Madrid e chi, come la leggenda del Barcellona Xavi, pensa che quel tipo di gioco non sia adatto a una grande squadra.
Non saremo certo noi a stabilire quale scuola di pensiero possa aver ragione e quale torto, ci sono infatti pro e contro in entrambe, ma sembra doveroso riconoscere i giusti meriti a Diego Simeone, un allenatore che in 5 anni di Atletico Madrid ha vinto una Liga, un' Europa League, una Supercoppa Europea, una Coppa del Re, una Supercoppa di Spagna e ha raggiunto due finali di Champions league.
E' bene sottolineare che al suo arrivo nell' Atletico Madrid la squadra non navigava in buone acque, seppur con un' "ossatura" composta da calciatori che oggi hanno vinto molti trofei.
Si trattava di sicuro di una buona squadra, ma nulla a che vedere con i top team europei.
Non è così strano affermare che negli ultimi anni è stato ed è praticamente impossibile rivaleggiare in Spagna con squadre stellari come Barcellona e Real Madrid e la vittoria dell'Atletico nella Liga 2013/14 appare semplicemente incredibile.
A veder giocare le squadre di Simeone e osservandolo inquieto e mai domo a bordo campo, si ha come l'impressione che da un momento all'altro possa scoppiare una guerriglia.
L'Atletico visto in questi anni infatti, non ci è sembrato una squadra come le altre, ma è apparso come un gruppo di calciatori pronti a sacrificarsi, a lottare, a raddoppiare e triplicare le marcature, a pressare l'avversario, a concedergli pochissimo spazio e a considerare ogni gara come l'ultima, gareggiando con quella "garra" tipica del Sudamerica.
Alla luce dei risultati raggiunti nel corso degli anni, definire questo tipo di calcio semplicemente catenaccio sembra davvero riduttivo.
Tornando indietro nel tempo, siamo cosi sicuri che l'Inter di Mourinho senza pressing e disciplina tattica ma con un match votato solo all'attacco e al bel gioco avrebbe battuto quel Barcellona stellare e poi conquistato una storica Champions? Qualche dubbio è lecito.
Per fare un paragone davvero ardito, l'atteggiamento della squadra di Simeone ricorda la Sparta della famosa quanto epica battaglia delle Termopili.
Gli Spartani, forgiati nel forte senso di appartenenza al gruppo, pur essendo in netta inferiorità numerica, si sacrificarono fino all'ultimo per proteggere l'intera Grecia e, creando una sorta di corazza umana, riuscirono a essere invalicabili anche per i temibili e invincibili Persiani.
E oggi quella stessa corazza accomuna idealmente gli undici leoni di Simeone ai guerrieri spartani e, piaccia o meno, la loro impresa rimarrà nella storia.
Detto questo... se io fossi il presidente della mia squadra di calcio, farei carte false per riportare Simeone in Italia, e tu... sei ancora sicuro di volere solo il bel gioco?
